Archivio Autore: Giorgio

Le membrane in EPDM di WTE: approfondimento di tutte le caratteristiche per riconoscerne la qualità

Per valutare le qualità di una mescola di EPDM, è necessario prendere in considerazione diversi aspetti che riguardano sia la formulazione della mescola stessa che il processo di vulcanizzazione. Inoltre, bisogna considerare le caratteristiche meccaniche dell’EPDM, la sua compatibilità chimica con i liquidi trattati e la durata nel tempo delle sue proprietà meccaniche.

Formulazione della mescola a basso contenuto di plasticizzanti

La formulazione della mescola di EPDM è un fattore chiave per ottenere le proprietà desiderate. La selezione accurata dei componenti, come gli elastomeri, i vulcanizzanti, gli additivi e i filler, influenzerà le prestazioni finali della gomma.
È importante bilanciare la quantità e il tipo di ingredienti per ottenere le caratteristiche meccaniche e chimiche richieste.

In WTE abbiamo sviluppato con i nostri partner una mescola specifica per la tipologia di ambiente in cui si trovano ad operare i diffusori.
Uno dei componenti più critici all’interno della mescola è rappresentato dagli oli plasticizzanti. Essendo di natura organica, questi oli possono migrare dalla mescola verso il liquido trattato, causando il restringimento della membrana. Per affrontare questa problematica, la mescola WTE è stata appositamente formulata con un basso contenuto di plasticizzanti.

Il ridotto contenuto di plasticizzanti all’interno della mescola WTE offre numerosi vantaggi, tra cui la capacità di limitare la migrazione degli oli verso il liquido trattato. Ciò si traduce in un ridotto rischio di restringimento della membrana nel tempo.

Inoltre, l’obiettivo di mantenere un basso contenuto di plasticizzanti nella mescola è quello di garantire stabilità dimensionale alla gomma nel lungo periodo. Questo significa che la membrana prodotta con la mescola WTE manterrà le sue dimensioni e le sue caratteristiche originali nel corso del tempo, evitando alterazioni indesiderate che potrebbero compromettere le prestazioni dei diffusori.

Infine, la scelta di una mescola con un basso contenuto di plasticizzanti evidenzia l’attenzione di WTE nel fornire una soluzione che sia affidabile e che risponda alle esigenze specifiche del settore.
Grazie a questa caratteristica, i diffusori realizzati con la mescola WTE possono offrire:

  • una maggiore durata nel tempo
  • prestazioni ottimali senza i rischi associati alla migrazione dei plasticizzanti.

Vulcanizzazione al perossido per garantire costanza nel tempo

La vulcanizzazione è il processo che consente la formazione dei legami tra le molecole che costituiscono il polimero ovvero la sua reticolazione.

Una reticolazione fitta e formata da forti legami tra le molecole garantisce una costanza nel tempo delle caratteristiche meccaniche della gomma. A differenza dei materiali inerti, la gomma muta e si modifica nel corso del tempo. Prendiamo l’allungamento a rottura di due EPDM appena vulcanizzati: il primo con un allungamento a rottura del 700% ed il secondo del 600%. Dopo sei mesi di funzionamento, in virtù di una diversa reticolazione del materiale potremmo trovare che il primo EPDM ha un allungamento a rottura del 300% mentre il secondo ancora del 600%. La differenza delle caratteristiche nel tempo dipendono dal tipo di vulcanizzazione che può essere allo zolfo >o al perossido.

Se la vulcanizzazione allo zolfo ha il vantaggio di un costo minore, per contro le caratteristiche meccaniche, a causa della più debole interazione tra le molecole, hanno un tempo di decadimento più veloce.

La vulcanizzazione al perossido, impiegata da WTE, a fronte di un maggior costo consente di realizzare legami più forti tra le molecole costituenti il polimero e come conseguenza una costanza nel tempo delle caratteristiche meccaniche della membrana>. Con la vulcanizzazione perossidica inoltre si ha una miglior resistenza al calore dell’EPDM.

Le caratteristiche meccaniche dell’EPDM, come la resistenza all’abrasione, alla trazione e alla deformazione, devono essere valutate per garantire che la gomma soddisfi i requisiti specifici dell’applicazione. Nel corso della produzione delle membrane vengono tenuti sotto costante controllo alcuni parametri come il tensile test, il test di durezza e il test di resilienza. Ogni 4.000 membrane vengono rilevati al fine di accettare il lotto di produzione i seguenti parametri:

  • Compression set secondo ISO 815-1 method A
  • Durezza Shore A
  • Allungamento a rottura %
  • Tensione a rottura
  • Inspection certificate 3.1

Le principali caratteristiche meccaniche dell’EPDM utilizzato da WTE sono le seguenti:

Tensione a rottura >13,73 HPa(140 Kg/cm²) Secondo ISO37 type I
Allungamento a rottura 600% Secondo ISO37 type I
Durezza 60 Shore A
Contenuto di plasticizzanti <10%

 

Durata della membrana: è importante una corretta valutazione chimica

Stabilire in anticipo la durata esatta di una membrana in EPDM è difficile, poiché dipende da diversi fattori. La durata della membrana dipende dalla natura del liquido trattato, dalla portata d’aria per diffusore, dalla temperatura dell’aria e del liquido, dal contenuto di sali nel refluo e dalla manutenzione del sistema di aerazione. Questi fattori possono variare da impianto a impianto, rendendo difficile una stima precisa.

In base all’esperienza di WTE, possiamo fornire degli esempi in cui la sostituzione dei diffusori con membrana in EPDM è avvenuta dopo 8-10 anni dall’installazione. Tuttavia, è importante considerare che ogni situazione è unica e la durata effettiva potrebbe variare.

La compatibilità chimica dell’EPDM con i liquidi trattati è un altro aspetto cruciale da considerare. È importante verificare che l’EPDM sia compatibile con gli agenti chimici presenti nel liquido trattato al fine di evitare la degradazione chimica della gomma.

In conclusione, la durata effettiva di una membrana in EPDM dipende da vari fattori specifici all’applicazione. La scelta di una formulazione adatta, con additivi stabilizzanti e una corretta valutazione della compatibilità chimica, può contribuire a migliorare la durabilità e la resistenza nel tempo dell’EPDM. Tuttavia, è importante monitorare attentamente le condizioni operative e valutare periodicamente lo stato della membrana per garantire prestazioni ottimali nel tempo.

Corpo in polipropilene del diffusore e fibra vetro per aumentarne la stabilità e resistenza

Il supporto della membrana e la ghiera sono realizzati in polipropilene caricati col 30% di fibra vetro. La fibra di vetro aumenta la stabilità dimensionale alla temperatura della plastica e ne incrementa la resistenza meccanica come riportato nei test di laboratorio di seguito riportati.

  • Condizione di prova temperatura 23,1°C
  • Velocità di trazione 10 mm/min
  • Resistenza media a trazione: 83,54 Mpa
  • Allungamento medio: 2,383%:

Test di impatto con sfera da 500 gr 2 m di altezza a 23°C

Campione A: Crepato

Campione B: No Crepe

Campione C: No Crepe

 

Test di avvitamento
Temperatura riscaldamento in forno : 120°C

Tempo di permanenza in forno: 20h

Temperatura di ricondizionamento: 23°C

Tempo di ricondizionamento: 4h

 

Campione A: Conforme

Campione B: Conforme

Campione C: Conforme

Campione E: Conforme

Campione F: Conforme

Campione G: Conforme

L’attenzione di WTE al riciclo dei materiali: un diffusore amico dell’ambiente

Valutare le future richieste degli enti di controllo dell’ambiente è importante per orientare lo sviluppo dei prodotti. Sebbene non sia sempre possibile prevedere con precisione tali richieste, è possibile intravedere alcune linee guida che possono guidare la progettazione dei diffusori.

Un aspetto importante da considerare è la riciclabilità del diffusore. Nel caso dei diffusori WTE, sia nei modelli dotati di ghiera che in quelli con ghiera montata a pressione, è possibile separare la gomma dalla plastica. Questo permette di separare i due materiali inviandoli allo smaltimento o al riciclo, contribuendo così alla riduzione degli sprechi e alla gestione sostenibile dei materiali.

Un altro aspetto significativo riguarda la riduzione delle microplastiche nocive. I diffusori che utilizzano superfici protettive della membrana a base di fluoropolimeri, come il PTFE, che appartiene alla famiglia dei PFAS, possono rilasciare microcomponenti nell’ambiente a seguito dell’abrasione delle sabbie contenute nei reflui. Queste microplastiche a base di fluoropolimeri possono persistere a lungo nell’ecosistema e rappresentare una potenziale preoccupazione per la salute umana. Al contrario, un diffusore realizzato con EPDM vulcanizzato al perossido, che presenta ottime caratteristiche meccaniche, non richiede uno strato superficiale di protezione. Ciò contribuisce a ridurre la potenziale emissione di microplastiche nocive nell’ambiente.

 

Per quanto riguarda lo smaltimento dei diffusori con uno strato di PTFE, ci sono diverse opzioni disponibili. Gli impianti di incenerimento ad alta temperatura o i reagenti chimici specifici possono essere utilizzati per degradare i PFAS contenuti nel PTFE. In alternativa, è possibile smaltire tali diffusori in discariche specializzate che hanno ottenuto specifiche autorizzazioni per trattare i PFAS. Queste opzioni di smaltimento sono pensate per affrontare in modo adeguato la gestione dei materiali contenenti PFAS e ridurre l’impatto ambientale.

Complessivamente, considerare la riciclabilità dei materiali utilizzati nei diffusori e ridurre l’uso di superfici protettive a base di PFAS come il PTFE sono passi significativi verso una gestione più sostenibile dei prodotti e una maggiore attenzione alla protezione dell’ambiente e della salute umana.

Dove noi di WTE produciamo le nostre membrane

La “Rubber Valley” si estende tra le uscite autostradali di Bergamo e Palazzolo sull’Oglio, nota per essere la sede di numerose aziende specializzate nella produzione di guarnizioni, pezzi speciali per l’industria e particolari in gomma. Questo territorio ha sviluppato un distretto industriale focalizzato sulla produzione di prodotti in gomma e vanta una leadership europea in questo settore.

La nostra azienda produce le membrane in EPDM proprio in questa area, il che ci permette di stabilire un rapporto di partnership con i fornitori di mescole e con coloro che si occupano della stampa delle membrane. Questa vicinanza ci consente di lavorare a stretto contatto con i nostri partner fornitori e di rispondere prontamente alle esigenze dei nostri clienti.

 

Scopri di più sull’offerta di WTE!

AdreaFumagalli CEO WTE

Wte e Università dell’Insubria insieme per gli studenti

WTE ha intrapreso un rapporto di collaborazione con l’Università degli Studi dell’Insubria. Negli ultimi mesi l’azienda è di fatto entrata a far parte del Comitato di Indirizzo (CdI) dei corsi di Ingegneria per la Sicurezza del Lavoro e dell’Ambiente (LT-ISLA) e di Ingegneria Ambientale e per la Sostenibilità degli Ambienti di Lavoro (LM-IASAL).

Il CdI è un organismo unico che ha come obiettivo il miglioramento continuo dell’offerta formativa degli studenti grazie ad una costante collaborazione tra Università e aziende del settore.

All’interno delle attività del CdI, WTE ha tenuto una lezione specifica sui sistemi di aerazione nel corso di Complementi di Ingegneria Sanitaria Ambientale, così da preparare i giovani studenti magistrali all’ormai prossimo mondo del lavoro.

 

Trasformare il proprio prodotto in servizio grazie alle tecnologie IoT

Trasformare il proprio prodotto in servizio grazie alle tecnologie IoT. WTE: una storia di successo

Il programma dell’evento che si terrà martedì 16 novembre – Auditorium ComoNExT Innovation Hub

Noi di WTE parteciperemo all’incontro “Trasformare il proprio prodotto in servizio grazie alle tecnologie IoT” che si terrà martedì 16 novembre, dalle 10,30 alle 12 all’Auditorium – ComoNExT Innovation HUB, Via Cavour, 2 – Lomazzo (CO).

E lo faremo portando la nostra esperienza nel settore del trattamento delle acque reflue e riflettendo sulle prospettive future e su come nuove tecnologie come l’IoT possono migliorare e semplificare i processi lavorativi.

Il processo che in gergo tecnico viene denominato “Servitizzazione” sta diventando una modalità sempre più diffusa di innovazione e rafforzamento del business.

Il ripensamento del modello di business è la trasformazione più ambiziosa per un’impresa ed è uno strumento fondamentale per innovare e sfruttare nuove opportunità offerte dalle tecnologie di impresa 4.0.

Partendo da casi applicativi concreti analizzeremo come è stato possibile, a partire da un prodotto, ripensare le proprie strategie di business individuando una serie di servizi integrativi rispondenti ai bisogni dei propri clienti. 

WTE prenderà parte ai lavori con un contributo del suo CEO, Andrea Fumagalli.

L’evento è organizzato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, Politecnico di Milano e Como NExT Innovation Hub.

Scopri il programma dell’incontro

Conduce: Irene Colombo

ore 10:30

Apertura lavori – Irene Colombo

 

ore 10:35

Giulio Salvadori, Direttore Osservatorio Internet of Things, Politecnico di Milano – 

“Internet of things come fattore abilitante per la servitizzazione: mercato, progetti e valore dei dati.”

ore 10:50

Alex Curti  – Innovation Manager, ComoNExT Innovation HUB

“L’IOT come acceleratore della trasformazione digitale”

 

Ore 11:05

Stefano Butti – CEO, Servitly Srl 

“Ampliare l’offerta di prodotti e servizi per aumentar la competitività nel mercato”

 

ore 11:20
Success Stories

  • Andrea Fumagalli – WTE Srl
  • Mauro Nodari – Techno Srl
wte italy fiera ecomondo 2021 rimini

Ecomondo 2021: l’economia circolare passa da Rimini 

Si chiude l’edizione 2021 di Ecomondo, una fiera che rappresenta uno dei principali eventi europei rivolti all’economia circolare e alle energie rinnovabili 

Dopo due anni senza esposizioni in presenza, la rassegna ha visto un successo di pubblico. Grazie all’introduzione di nuovi prodotti che hanno riscontrato l’interesse dei visitatori, il nostro stand ha registrato un positivo incremento delle presenze.

stand te italy a ecomondo 2021

Particolare successo ha riscosso lo skimmer Surfcleaner in grado di rimuovere liquidi inquinanti e schiume dalle superfici dei corpi idrici.  

Surfcleaner, è già stato applicato con successo in raffinerie, negli impianti di trattamento acque reflue e nel contenimento dell’inquinamento marino da idrocarburi. 

Il trend della fiera è stato fortemente orientato all’economia circolare.

Questa tendenza spingerà sempre più le Aziende all’uso di prodotti che potranno essere completamente riciclati.

WTE ha sposato questa filosofia e con un suo partner proporrà ai clienti nel prossimo futuro la possibilità di ritirare i propri diffusori usati che verranno riciclati separando la plastica del corpo del diffusore dalla membrana in EPDM.

Ai clienti intervenuti abbiamo illustrato il processo di tracciamento e identificazione dei nostri prodotti tramite tag RFID realizzato con l’Innovation hub di ComoNext e che stiamo implementando. Con questo sistema i clienti potranno seguire passo passo l’andamento della loro commessa e verificare al momento del ricevimento della merce la sua consistenza. 

A breve inizieremo a preparare IFAT 2022 di Monaco di Baviera dove non mancheranno interessanti novità. 

L’innovativa tecnologia SurfCleaner sbarca in Italia con WTE

L’innovativa tecnologia firmata SurfCleaner sbarca finalmente in Italia. Ad annunciarlo sono Mikael Andersson CEO di SurfCleaner e l’Ing. Andrea Fumagalli, Direttore Generale e fondatore della WTE Srl che hanno recentemente siglato un accordo per la distribuzione dei prodotti SurfCleaner nel mercato italiano.

Una partnership che si inserisce coerentemente nella politica di sviluppo della WTE, azienda fondata nel 1997 specializzata nella progettazione e fornitura di sistemi di aerazione e che oggi fornisce alcuni tra i maggiori impianti di trattamento acque reflue italiani e internazionali.

“L’integrazione delle macchine SurfCleaner nella linea di prodotti WTE aiuterà entrambe le aziende ad espandere la platea dei clienti ed amplierà la proposta di soluzione di cui i nostri clienti potranno beneficiare. Sono entusiasta di iniziare la collaborazione con il team di SurfCleaner e di proporre sul mercato nazionale prodotti di elevata potenzialità per innovazione, che apporteranno notevoli vantaggi nella riduzione dell’inquinamento dei corpi idrici ha dichiarato il direttore generale di WTE.

Siamo molto felici di aver trovato in WTE Srl il nostro nuovo distributore in Italia! Questa partnership consentirà di meglio caratterizzare la nostra presenza sul mercato italiano” ha dichiarato il CEO di SurfCleaner, Mikael Andersson “La partnership apre segmenti di mercato con un grande potenziale sia nel settore delle acque reflue industriali che in quello dei reflui civili. Le macchine SurfCleaner sono le uniche al mondo in grado di rimuovere e separare un’ampia varietà di idrocarburi – da quelli che realizzano uno strato di pochi micron rendendo cangiante la superficiale dell’acqua agli olii di elevata densità – così come i fanghi surnatanti negli impianti di trattamento delle acque reflue. Oltre ad essere la prima tecnologia di separazione dual skimmer al mondo, SurfCleaner offre una vasta gamma di altri vantaggi ambientali, di risparmio energetico e di riduzione dei costi che lo rendono un prodotto davvero rivoluzionario. Con un portafoglio in espansione, SurfCleaner avrà un impatto significativo sui mercati globali del trattamento delle acque nei prossimi anni ed i benefici per i nostri clienti non potranno che aumentare, anche alla luce dell’inasprimento delle normative ambientali“.

SurfCleaner, fondata grazie agli studi del Dr. Stig Lundbäck sulle pompe volumetriche adattive DAPP (Dynamic Adaptive Piston Pump) oggi è un punto di riferimento a livello globale nella realizzazione di skimmers ibridi. Gli skimmer sviluppati dall’azienda svedese trovano la loro applicazione nel settore oil & gas, nel trattamento acque reflue e nella bonifica dei corpi idrici contaminati.

Lo skimmer sviluppato non ha eguali per principio di funzionamento e per i risultati raggiunti in applicazioni estreme quali la separazione di idrocarburi leggeri dalle vasche di raccolta presenti nelle raffinerie (API tanks) o l’eliminazione di inquinanti flottanti anche con basse concentrazioni dalle acque di scarico degli impianti di trattamento. In un’unica macchina è possibile la rimozione degli inquinanti flottanti e la loro separazione.

Gli inquinanti eliminati dal liquido, siano essi idrocarburi o fanghi hanno un grado di purezza che possono essere reimmessi nel processo di raffinazione (idrocarburi) o riutilizzati (fanghi da depuratori).

 

surfcleaner

WTE srl di Parabiago: totale estraneità con l’omonima azienda operante nel bresciano

Con riferimento alle notizie di stampa relative all’impiego di fanghi tossici come fertilizzanti di cui è accusata l’azienda WTE con stabilimenti nel bresciano desideriamo precisare che la WTE Srl con sede in Parabiago via Re Depaolini 52 amministrata dall’Ing. Andrea Fumagalli, azienda italiana leader nella fornitura di sistemi di aerazione per gli impianti di trattamento acque reflue, nulla ha a che vedere con l’omonima azienda citata negli articoli.

Desideriamo inoltre rassicurare i nostri Clienti e Fornitori e le Comunità con cui operiamo che la nostra azienda ha sempre improntato il proprio comportamento in base ai valori di legalità e correttezza.

come convertire l’ossigeno AOR in SOTR

Depurazione acque: come convertire l’ossigeno AOR in SOTR

Nella depurazione delle acque, l’ossigeno svolge un ruolo fondamentale. Ecco come convertire l’ossigeno AOR in SOTR con un sistema di aerazione

Uno degli errori più frequenti che si rischia di commettere quando bisogna dimensionare un sistema di aerazione per la depurazione delle acque è la quantità di ossigeno voluto. Ecco perché nelle prossime righe scopriremo come convertire l’ossigeno AOR in ossigeno SOTR.

Ossigeno AOR e Ossigeno SOTR: gli standard

Di quanto ossigeno c’è bisogno? La quantità viene determinata da chi definisce il processo di depurazione sulla base della natura del liquame, delle sue caratteristiche e delle condizioni del sito. 

Diversamente, le curve di trasferimento di ossigeno dei dispositivi di aerazione sono determinate a delle condizioni che dovendo essere replicabili, sono stabilite dallo standard adottato, pertanto ci troviamo di fronte a due valori dell’ossigeno ben distinti: quello richiesto dal processo AOR (Actual Oxygen Request) e dal processo SOTR (Standard Oxygen Transfer Rate) vale a dire l’ossigeno che il sistema di aerazione è in grado di trasferire al liquido nelle condizioni”standard”.

Esistono diversi standard, i più noti sono:

  • ASCE/EWRI 2-06 “Measurement of Oxygen Transfer in Clean Water” (standard americano)
  • EN 12255-15 (standard europeo)
  • ATV  M209E (standard tedesco)

Consideriamo lo standard americano ASCE/EWRI 2-06. Le condizioni richieste per calcolare l’ossigeno trasferito sono:

  • il liquido di prova è acqua potabile;
  • concentrazione iniziale di ossigeno disciolto pari a zero;
  • temperatura dell’acqua e dell’aria durante il test pari a 20 °C;
  • pressione barometrica di 101,3 kPa.

Ciò che è richiesto al progettista di processo o al fornitore del sistema di aerazione è trasformare la quantità di ossigeno necessario al processo (AOR) nel corrispondente valore alle condizioni standard.

Come convertire l’ossigeno AOR in SOTR

 

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scheda sistema di aerazione

L’incredibile descrizione di un sistema di aerazione per impianti di depurazione

Se pensavate di aver letto schede di prodotto strane, preparatevi a cambiare idea. Prendetevi un paio di minuti per imparare la “specifica ammazza concorrenti”

 

Vi è mai capitato di dover leggere delle specifiche tecniche di un prodotto che potreste offrire e di non capirci nulla? Sì? Allora siete in buona compagnia.

Ma la scheda prodotto di un sistema di aerazione per impianti di depurazione di cui sto per parlarvi le supera tutte.

Procediamo con ordine.

Accade in una grande azienda di gestione dei servizi idrici.

Di recente mi sono imbattuto in un capitolato d’acquisto che, almeno per me, era totalmente incomprensibile. Non sto parlando del piccolo impiantista che, per un fortuito caso, si è messo a comprare ed installare sistemi di aerazione per impianti di depurazione ma di una grande public utility, di cui non farò il nome.

Il punto è che, trattandosi di un gruppo con quasi 10 mila dipendenti, immagino che le specifiche debbano passare al vaglio di diversi enti tecnici prima di essere pubblicate. 

Eppure, sembra proprio che nel caso di queste specifiche tecniche nessuno abbia letto il contenuto. Altrimenti non ne avrebbero autorizzato il rilascio. C’è da scommetterci.

Al contrario di quanto avviene all’estero, in Italia – nella maggioranza dei casi –  è il fornitore che prepara la specifica e l’ufficio tecnico dell’ente che la utilizza nei documenti di gara. 

Il sistema ha una sua logica, a meno che non  venga utilizzato dal fornitore per limitare la concorrenza. 

A pensar male di fa peccato, ma spesso ci si azzecca.

La specifica “ammazza concorrenti”

Infatti esiste la specifica “ammazza concorrenti”. Chi la redige non può scrivere apertamente che non bisogna comprare da un’azienda ma solo da un’altra. 

E allora si inventa una serie di prescrizioni, limiti e incompatibilità basati sul vuoto cosmico.

Veniamo finalmente alla specifica in questione. Roba da denuncia alla Accademia della Crusca (gli errori grammaticali sono stati fedelmente riportati). Tre vasche da equipaggiare: equalizzazione con bolle grosse, “vasca della biologia (sic!)”, vasca di stabilizzazione.

“..Nella vasca di equalizzazione sono previsti diffusori a bolle grosse montati per incollaggio su tubi in PVC. Corpo diffusore con attacco filettato da ¾” gas maschio”. 

Già qui verrebbe spontaneo chiedersi perché avere un attacco filettato da ¾” se poi devo incollare il diffusore al tubo?

Ma andiamo avanti. Perché c’è dell’altro.

Scusi, ma il suo diffusore è a funghetto?

Il testo prosegue così: “deve essere predisposta per l’eventuale sostituzione con altri a bolle fini” per cui mal si adatta alla richiesta iniziale di un diffusore incollato. Si continua con la descrizione del diffusore: “supporto in ABS di forma a “funghetto”. 

Pensate all’ufficio tecnico di una azienda che contatta un potenziale fornitore e gli chiede: 

  • “mi scusi, ma il suo diffusore è a funghetto?”. 
  • “dalla forma, direi di sì” risponderebbe l’altro un po’ imbarazzato.

Continuando nella descrizione del diffusore, il collegamento col tubo porta diffusori è passato da incollato, a ¾” gas per finire ¾” NPT.  Attacco filettato mutante o ignoranza nella conoscenza delle differenze tra ¾” gas e ¾” NPT? Ma andiamo oltre.

La membrana deve essere “Premium”. Cosa è una membrana premium? Restando nell’ambito delle metafore gastronomiche è come andare dal proprio macellaio e chiedere una fettina di carne che sia “buona però”. 

E ancora, si prescrive un basso contenuto di plasticizzante ma basso quanto? 1% 10% o 30%?

Temperatura massima: 0°C. Su questo non faccio del sarcasmo. Lavorando si sbaglia e questo è chiaramente un errore di battitura.

Vade retro collettore di chiusura!

Arriviamo alle tubazioni. “I collettori devono essere U-PVC PN6 o superiore. I portadiffusori devono essere U-PVC PN10 o superiore”. Ergo, i collettori possono avere un PN inferiore al porta diffusore. 

Eppure, il diametro dei collettori,  NON è indicato in specifica e questo sarebbe un elemento molto più qualificante della forma a funghetto, no? 

In genere il diametro dei collettori ed il loro PN è maggiore rispetto a quello dei tubi porta diffusori. Hanno lavorazioni più complesse ed il loro maneggiamento è più delicato. 

Fossi nei panni di chi ha scritto le specifiche avrei indicato un PN10 al limite per entrambe le tipologie di tubo.

Chi legge non capirà granché ma, probabilmente, si convincerà di una cosa almeno: i collettori di chiusura sono da evitare. Infatti, sempre nelle prescrizioni sulle tubazioni si legge: “non sono previsti collettori di chiusura del sistema”.

In WTE non proponiamo i collettori di chiusura.

Ma la vera domanda è: perché sono da evitare in questa sezione dell’impianto e non nelle vasche descritte successivamente?

Azzardiamo una ipotesi…

Magari un concorrente dell’ingegnere micologo utilizza in maniera estesa questo tipo di lay-out nelle griglie che propone?

Guai ai supporti ad U

supporti sistema di aerazione per impianti di depurazione

Arrivato ai supporti mi limito a riportate integralmente parte delle specifiche dei supporti nella speranza che qualche anima pia, mi disveli l’arcano significato:

“I supporti di guida consistono in un meccanismo di bloccaggio e di scorrimento, una superficie di appoggio sagomata e bordi sporgenti per ridurre al minimo il legame dell’intestazione di distribuzione dell’aria. Il meccanismo di scorrimento deve fornire una resistenza minima al movimento dell’intestazione di distribuzione dell’aria sotto il pieno carico di galleggiamento pieno. Supporti a U non sono accettabili.

Spiegare perché la “U” no e magari la “H” o la “Z” sì rimane un mistero, lasciamolo che siano gli esperti di simbologia a svelarcelo…

E  secondo voi, cosa scriverà l’astuto estensore di specifiche volendo mettere i bastoni tra le ruote di chi propone un unico tassello meccanico di fissaggio dei supporti, fosse anche che assicuri un montaggio più veloce ed agevole o di chi fornisca un supporto in plastica, non importa quanto buono o robusto?

Indovinato…

  “I supporti che utilizzano solo un bullone di ancoraggio o un’ancora chimica non sono accettabili. I supporti in materiale plastico non sono accettabili”.

Per finire in bellezza…

In conclusione, la ciliegina sulla torta. Descrivendo il capitolo giunti si ribadisce che “non sono accettabili sistemi di collagamento (sic!) meccanico per le tubazioni portadiffusori”. 

Quindi, direte voi, vuol dire che debbo collegare per saldatura i tubi porta diffusori, perché anche un manicotto che tiene due barre di tubo è a tutti gli effetti un collegamento meccanico. 

O, più semplicemente, potenziali fornitori sgraditi allo “scriba” hanno usato nella descrizione prodotto  l’espressione “collegamento meccanico” per indicare l’unione tra tubi porta diffusori.

Il punto è che se leggiamo le specifiche delle altre vasche, non troviamo stranamente tutte queste prescrizioni.

Ma può una delle principali aziende italiane che gestiscono servizi idrici permettersi di pubblicare specifiche simili?

Un imperativo per tutte le aziende della filiera della depurazione dovrebbe essere innalzare il livello tecnico non abbassarlo nel maldestro tentativo spianare la strada ai propri prodotti.

Resto convinto che il miglior cliente è sempre quello più competente e informato in grado di selezionare i migliori fornitori stimolando questi ultimi a migliorare i propri prodotti.

Visto che parliamo di acqua reflua, meglio non pensare che qualcuno voglia darcela a bere.

 

Ing. Andrea Fumagalli
General Manager WTE